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Nasce a Torino l'11 settembre del 1988 perché evidentemente il mondo non ne poteva più fare a meno. Dimostra subito una particolare predisposizione alle arti figurative, alla letteratura e alla modestia. In fanciullezza viene guardato con sospetto dagli altri bambini, turbati dal suo atteggiamento atipico: egli veste solo di nero, detesta il sole e l’estate, predilige le cupe atmosfere di Burton e Poe e quando guarda i film Disney tifa sempre per il cattivo. Crescendo sviluppa le sue peculiarità diventando un insopportabile cinico e misantropo snob. Il nostro eroe al momento si dedica al perfezionamento della propria istruzione, alla disinteressata produzione d’arte e alla lavorazione di un progetto destinato a cambiare il mondo come siamo abituati a conoscerlo.

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Parli di banalità ma non ti rendi conto che il tuo blog altro non è che una serie di argomentazioni che tutti gli "pseudointellettuali alternativi" sciolinano di continuo quando vogliono attaccare bottone?

Patetico, semplicemente patetico. Ci si nasconde dietro maschere di ironia, forse anche divertenti, ben costruite e assolutamente... non originali. [...] E poi come si fa a diventare cinici a 19 anni...

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domenica, 12 agosto 2007

Il Ritorno degli Emo

ascolto: Cab Calloway & The Blues Brothers Band - Minnie the Moocher

Maledizione, speriamo che non sia troppo tardi.
Le mie scarpe affondavano nel pantano mentre risalivo rapidamente il sentiero che portava a Carfax Abbey, il luogo che sapevo essere la residenza del Conte Nebbia, nonché quartiere generale degli S-Men. Certo che si scopre di tutto su Vanity Fair.
Pioveva a dirotto, e un vento gelido mi frustava il volto debolmente riparato dal bavero rialzato del cappotto. Non era normale quel clima, non in pieno agosto. Lo interpretai come uno dei numerosi presagi dell’imminente sciagura. I segni erano inequivocabili.

Tutto era cominciato quella mattina presto, quando mi alzai a mezzogiorno e trentacinque. Attraversando il corridoio per raggiungere il bagno guardai distrattamente in direzione della mia statua in marmo bianco di Carrara raffigurante la Madonna, compiacendomi ancora una volta di come fosse curata in ogni particolare, compreso il reggiseno a cono e le calze a rete di quando cantava “Open your heart” nell’86. Uscito dal bagno mi recai in cucina, con l’intenzione – essendomi alzato insolitamente presto – di fare colazione. Solo allora mi accorsi di un particolare che gli occhi avevano registrato e inviato alla mente in ritardo, come quando ripensi a una barzelletta che avevi letto da bambino e non ti aveva fatto ridere e ti rendi conto che giocava sul sesso.
Madonna piangeva sangue.
Tornai sui miei passi con il tetrapak del latte ancora in mano e analizzai la statua da vicino. Le lacrime avevano tracciato due sentieri scuri sulle candide gote marmoree. Sentivo che tutte le mie certezze stavano per sgretolarsi, quando mi accorsi che non era sangue, ma Kajal.
Per lo stupore lasciai cadere il tetrapak, che al contatto col pavimento esplose, spargendo mezzo litro di latte cagliato per il corridoio. Lo guardai inorridito: il latte aveva formato una parola di tre lettere. Una parola
emo
che avrei voluto non vedere mai più.
Un miagolio distolse la mia attenzione da quell’abominio. Mi recai in salotto, dove il mio gatto nero Cagliostro fissava chiaramente sconvolto la televisione accesa, tenendosi i testicoli con le zampe anteriori. Dall’apparecchio uscivano grida e lamenti sovrumani.
Mi avvicinai con cautela temendo
emo
quello che avrei potuto vedere.
E vidi qualcosa che non potrò mai dimenticare.

Ripensavo a quanto era successo, mentre superavo una coppia di idioti che procedevano lentamente in direzione del medesimo lugubre edificio, cantando una melodia familiare.
There’s a light, over at the Frankenstein place
There’s a light, burning in the fireplace…

Giunto al portone, afferrai l’orrendo batacchio raffigurante un gargoyle ghignante, e battei tre volte. Il portone si aprì, ma nessuno apparve sull’uscio. Invece, una voce profonda mi invitò ad entrare.
Nell’atrio, in cima ad un ampio scalone di pietra, stava quello che doveva essere il padrone di casa. Era alto, avvolto in un lungo mantello nero, e la sua pelle era di un pallore innaturale. Quasi come la mia.
Egli alzò un braccio, mostrando la mano calzante un guanto da cucina giallo, e con un solo gesto chiuse il portone, distante una ventina di metri dal punto in cui si trovava.
“Mi deve scusare”, disse scendendo le scale. “Stavo ancora pulendo di rimasugli della povera… Ehm, ma veniamo a noi. Con chi ho il piacere di parlare?”.
Mi accorsi che il suo volto era coperto da uno spesso strato di cerone.
“Il mio nome è Leopoldo Maria Daimonos degli Oneiroi, figlio del Caos. Sono l'Inumano Marchese delle Ombre, Gran Stregone delle Tenebre e Venerabile Principe del Chiaroscuro. Mi nutro del delirio e della follia degli uomini, perciò cerco le mie prede su Habbo e Girlpower, sapendo che l'umanità non se la prenderà troppo a male per tali perdite”.
Un lungo silenzio seguì la mia presentazione.
“Con ‘figlio del Caos’”, si informò il Conte, “intendi la famosa figura mitologica greca o piuttosto un concetto filosofico astratto?”
“Intendo un’orgia infernale. Ogni mattina mi sveglio e ringrazio il cielo che non ho la coda”.
Un altro silenzio seguì questa rivelazione, molto più imbarazzato del precedente.
“Bene, cosa ti porta in un posto come questo in una notte come questa, o inumato figlio di N.N.?”
“Una tragedia, Conte. Peggio dei cappelli della Regina Elisabetta”.
Lo vidi trasalire ad un’affermazione tanto audace. Presi fiato e continuai.
“Gli emo kid" dissi. "Sono arrivati da noi”.
Da qualche parte un lupo ululava alla luna. Un lampo squarciò il cielo, illuminando per un attimo il tetro androne.
Il Conte mi sembrò ancora più bianco di prima.



Nota al lettore dubbioso:

Questo post è il modesto contributo del sottoscritto ad un raffinato esperimento di metaletteratura informatica dell'assurdo a più mani ideato dal genio del Conte Nebbia. Più informazioni qui e qui.
lunedì, 05 marzo 2007

Splinder Wacky (pulp) Races

ascolto: Muse - Hysteria

SCENA 1, interno, notte.

Campo medio di un caffé semideserto. Tre uomini in giacca e cravatta sono seduti intorno ad un tavolino, stanno discutendo.

CAOS
Ve lo ripeto, cazzo, quei due non sono normali. Lei è una tardona con la faccia da porca, di quelle che ti vedi bene infilare banconote da cento nei tanga degli spogliarellisti l’otto di marzo, e lui? Lui potrebbe essere suo nipote, è un bestione deficiente, un bifolco con un’aria da ritardato.

ONEIROS
E allora?

HYPNOS
Bah, lei è anziana, lui le dà una mano coi lavori.

CAOS
See, a toglierle le ragnatele dalla fessa. Dico, ma l’hai visto in faccia? Di giorno dorme in piedi perché quella là se lo sbatte come un uovo tutta la notte.

HYPNOS
Ma che cazzo ti dice il cervello?

CAOS
Ci danno giù come due ricci, fidati.

ONEIROS
Non farmici pensare, Cristo, ho appena mangiato...

CAOS
Me li vedo la sera, a letto, a fare i giochini con la frusta da fantino…

HYPNOS
Dio, che orrore!

ONEIROS
Mi sta tornando su il bacon...

SONORO: squillo di telefono cellulare

I tre uomini frugano nelle tasche il cerca del proprio telefono.

ONEIROS
E' il mio.

Oneiros si alza ed esce dal locale. Gli altri due uomini riprendono a discutere.

HYPNOS
Porca troia, d’ora in poi non riuscirò più a guardare quei due senza pensare alla vegliarda che cavalca il ritardato brandendo un frustino.

CAOS
E quelli sono solo i preliminari, poi lei si fa leccare via la panna montata di dosso…

HYPNOS
Diocristo, non puoi parlarmi così di Nonna Papera e Ciccio! Ho avuto anch'io un'infanzia, sai?

Oneiros rientra in campo e si avvicina al tavolino.

ONEIROS
E’ il Conte, ha detto che ha un lavoro per me.

CAOS
Noi siamo dentro?

ONEIROS
Ho detto che ha un lavoro per me.

HYPNOS
Nonna Papera e Ciccio, non posso pensarci...

CAOS
Ok, ho capito, cazzi tuoi. Di che si tratta?

ONEIROS
Una corsa.

HYPNOS
Il frustino. Noo...

CAOS
Che tipo di corsa?

ONEIROS
Non lo so, so solo che la posta in gioco è alta. Molto alta. Devo partire subito.

CAOS
In culo alla papera, allora.

HYPNOS
La panna montata. Urgh...

Dissolvenza in nero.

SCENA 2, esterno, giorno.

Particolare dei piedi nudi dell’uomo che camminano sulla sabbia.
Campo lungo della spiaggia. L’uomo indossa gli stessi vestiti di prima, appoggia la giacca sulla schiena tenendola con due dita per il colletto.
Carrellata sul volto dell'uomo, in primo piano.

ONEIROS (pensa)
Sono qui, Conte. Giochiamo.

 


 

Nota al lettore dubbioso:

Il gentilissimo Conte Nebbia mi ha invitato a partecipare alle Splinder Wacky Races, un raffinato esperimento di metaletteratura informatica dell'assurdo a più mani. Il testo che avete appena letto è il primo dei miei contribuiti alla suddetta lodevole iniziativa.
Per saperne di più, leggete il manifesto delle Splinder Wacky Races, le cadavre exquisit avantpop della blogosfera splinderiana.