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Nasce a Torino l'11 settembre del 1988 perché evidentemente il mondo non ne poteva più fare a meno. Dimostra subito una particolare predisposizione alle arti figurative, alla letteratura e alla modestia. In fanciullezza viene guardato con sospetto dagli altri bambini, turbati dal suo atteggiamento atipico: egli veste solo di nero, detesta il sole e l’estate, predilige le cupe atmosfere di Burton e Poe e quando guarda i film Disney tifa sempre per il cattivo. Crescendo sviluppa le sue peculiarità diventando un insopportabile cinico e misantropo snob. Il nostro eroe al momento si dedica al perfezionamento della propria istruzione, alla disinteressata produzione d’arte e alla lavorazione di un progetto destinato a cambiare il mondo come siamo abituati a conoscerlo.

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Miiinchia: 19 anni e già così patetico?! Va beh va... divertiti a fare il nichilista demodè...

Parli di banalità ma non ti rendi conto che il tuo blog altro non è che una serie di argomentazioni che tutti gli "pseudointellettuali alternativi" sciolinano di continuo quando vogliono attaccare bottone?

Patetico, semplicemente patetico. Ci si nasconde dietro maschere di ironia, forse anche divertenti, ben costruite e assolutamente... non originali. [...] E poi come si fa a diventare cinici a 19 anni...

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giovedì, 23 agosto 2007

Per sentire il suono della tua dignità che va in mille pezzi invia "WLADY" al 48248!

ascolto: Queen - The Show Must Go On

Il cellulare fa venire i tumori al cervello. Ormai è un dato certo.
Fino a qualche anno fa nessuno si sarebbe aspettato di vedere qualche stimato uomo d’affari (termine caduto in disuso, ormai: ora hanno tutti un improbabile nome anglosassone e ci mettono tre quarti d’ora a spiegarti di cosa si occupano, girandoci intorno per non farti capire che è uno di quei lavori che non servono a un cazzo) di mezza età (a pensarci bene anche “mezza età” è un termine fuori moda, tutti ormai credono di poter arrivare tranquillamente ai centodieci anni. Solo quando stanno per volare dal parabrezza della Ford rubata al padre si accorgono che “mezza età” è un termine decisamente soggettivo, e che nel loro specifico caso corrisponde esattamente a otto anni e mezzo) che tira fuori il cellulare al richiamo di Pino La Lavatrice o di un lamentoso cane con l’asma che canta la cover di una canzone già abbastanza irritante nella sua versione originale.
E invece eccolo lì, il trade manager, o staff department manager, o industry partnership manager, o brand product manager o Uomo di Neanderthal che ha sostituito il Cayenne alla clava e che odia i finocchi che tira fuori il cellulare firmato Dolce&Gabbana perché c’è quel maschione di Wlady che canta “… e adesso ridacci la nostra Gioconda...”.
Questo porta inevitabilmente a due conclusioni:
1. la foto di Garlasco era evidentemente un fotomontaggio, c'era bisogno della scientifica per dirlo? Quando mai si è visto un flash che colora di giallo la pelle delle persone a destra e di viola quelle a sinistra? Lo facevo meglio io con Paint.
2. meritiamo l'estinzione.

Io poi che col mio cellulare siamo separati in casa. Anzi, il più delle volte io sono fuori casa e lui resta dentro.
Il mio cellulare è finlandese, di quella marca che piace tanto ai tamarri perché ha una K nel nome e un solo tasto con cui fai tutto – si sa che i tamarri hanno problemi a usare gli oggetti con tanti tasti, che il cappellino di Vuitton surriscalda loro i pochi neuroni sani.
Il mio cellulare una suoneria non ce l’ha. O forse sì, ma non me la ricordo perché lo tengo in modalità Silenzioso ventiquattro ore al giorno da circa un anno, e a volte mi accorgo dei messaggi con un paio di giorni di ritardo. Tanto se qualcuno è in pericolo di vita chiama il 112 o il 118 e non certo me, che non sono McGyver e in ogni caso sarei troppo lontano. A meno certo che non si trattasse del salotto di casa, ma penso che nessuno mi manderebbe un messaggio da lì.
Questo fa parte del nostro tacito accordo: io non passo tutto il giorno a schiacciargli le protuberanze che di certo non fa piacere, e lui non strilla per tutta la casa questo.


P.S. Per gli amanti dell'horror estremo, ecco in esclusiva il blog di Wlady.
P.P.S. Hanno già trattato questo argomento qui. E in qualche altro migliaio di blog.
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mercoledì, 15 agosto 2007

[...] e liberaci dai glitter

ascolto: Frank Sinatra - My Way

“In principio era l’Arte. Dopo qualche tempo però l’uomo non sapeva più cosa inventarsi: rivisitava e rielaborava cose già fatte senza avere più uno straccio di idea. I veri artisti si contavano sulle dita della mano di un macellaio distratto, mentre l’unica arte in cui erano maestri gli altri era quella di porgere l’ano al gallerista di turno perché esponesse i loro lavori pseudoconcettuali.
Dio allora creò Photoshop e vide che era cosa buona. Finalmente l’uomo avrebbe potuto lavorare in un campo completamente nuovo, dove sarebbe stato in grado di creare nuovi linguaggi e sviluppare nuove tendenze. E per evitare che gli <studenti degli istituti tecnici autoproclamatisi artisti perché il loro compagno di banco aveva elogiato il loro ritratto di Naruto disegnato sul quaderno di matematica> ci mettessero le mani sopra, utilizzandolo per creare sticker e signature pucciosi tanto pesanti quanto inutili con cui impestare forum e blog, infrangendo qualunque copyright e incazzandosi ancora se qualcuno glieli copiava, decise di farlo costare novecento euro.”

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domenica, 12 agosto 2007

Il Ritorno degli Emo

ascolto: Cab Calloway & The Blues Brothers Band - Minnie the Moocher

Maledizione, speriamo che non sia troppo tardi.
Le mie scarpe affondavano nel pantano mentre risalivo rapidamente il sentiero che portava a Carfax Abbey, il luogo che sapevo essere la residenza del Conte Nebbia, nonché quartiere generale degli S-Men. Certo che si scopre di tutto su Vanity Fair.
Pioveva a dirotto, e un vento gelido mi frustava il volto debolmente riparato dal bavero rialzato del cappotto. Non era normale quel clima, non in pieno agosto. Lo interpretai come uno dei numerosi presagi dell’imminente sciagura. I segni erano inequivocabili.

Tutto era cominciato quella mattina presto, quando mi alzai a mezzogiorno e trentacinque. Attraversando il corridoio per raggiungere il bagno guardai distrattamente in direzione della mia statua in marmo bianco di Carrara raffigurante la Madonna, compiacendomi ancora una volta di come fosse curata in ogni particolare, compreso il reggiseno a cono e le calze a rete di quando cantava “Open your heart” nell’86. Uscito dal bagno mi recai in cucina, con l’intenzione – essendomi alzato insolitamente presto – di fare colazione. Solo allora mi accorsi di un particolare che gli occhi avevano registrato e inviato alla mente in ritardo, come quando ripensi a una barzelletta che avevi letto da bambino e non ti aveva fatto ridere e ti rendi conto che giocava sul sesso.
Madonna piangeva sangue.
Tornai sui miei passi con il tetrapak del latte ancora in mano e analizzai la statua da vicino. Le lacrime avevano tracciato due sentieri scuri sulle candide gote marmoree. Sentivo che tutte le mie certezze stavano per sgretolarsi, quando mi accorsi che non era sangue, ma Kajal.
Per lo stupore lasciai cadere il tetrapak, che al contatto col pavimento esplose, spargendo mezzo litro di latte cagliato per il corridoio. Lo guardai inorridito: il latte aveva formato una parola di tre lettere. Una parola
emo
che avrei voluto non vedere mai più.
Un miagolio distolse la mia attenzione da quell’abominio. Mi recai in salotto, dove il mio gatto nero Cagliostro fissava chiaramente sconvolto la televisione accesa, tenendosi i testicoli con le zampe anteriori. Dall’apparecchio uscivano grida e lamenti sovrumani.
Mi avvicinai con cautela temendo
emo
quello che avrei potuto vedere.
E vidi qualcosa che non potrò mai dimenticare.

Ripensavo a quanto era successo, mentre superavo una coppia di idioti che procedevano lentamente in direzione del medesimo lugubre edificio, cantando una melodia familiare.
There’s a light, over at the Frankenstein place
There’s a light, burning in the fireplace…

Giunto al portone, afferrai l’orrendo batacchio raffigurante un gargoyle ghignante, e battei tre volte. Il portone si aprì, ma nessuno apparve sull’uscio. Invece, una voce profonda mi invitò ad entrare.
Nell’atrio, in cima ad un ampio scalone di pietra, stava quello che doveva essere il padrone di casa. Era alto, avvolto in un lungo mantello nero, e la sua pelle era di un pallore innaturale. Quasi come la mia.
Egli alzò un braccio, mostrando la mano calzante un guanto da cucina giallo, e con un solo gesto chiuse il portone, distante una ventina di metri dal punto in cui si trovava.
“Mi deve scusare”, disse scendendo le scale. “Stavo ancora pulendo di rimasugli della povera… Ehm, ma veniamo a noi. Con chi ho il piacere di parlare?”.
Mi accorsi che il suo volto era coperto da uno spesso strato di cerone.
“Il mio nome è Leopoldo Maria Daimonos degli Oneiroi, figlio del Caos. Sono l'Inumano Marchese delle Ombre, Gran Stregone delle Tenebre e Venerabile Principe del Chiaroscuro. Mi nutro del delirio e della follia degli uomini, perciò cerco le mie prede su Habbo e Girlpower, sapendo che l'umanità non se la prenderà troppo a male per tali perdite”.
Un lungo silenzio seguì la mia presentazione.
“Con ‘figlio del Caos’”, si informò il Conte, “intendi la famosa figura mitologica greca o piuttosto un concetto filosofico astratto?”
“Intendo un’orgia infernale. Ogni mattina mi sveglio e ringrazio il cielo che non ho la coda”.
Un altro silenzio seguì questa rivelazione, molto più imbarazzato del precedente.
“Bene, cosa ti porta in un posto come questo in una notte come questa, o inumato figlio di N.N.?”
“Una tragedia, Conte. Peggio dei cappelli della Regina Elisabetta”.
Lo vidi trasalire ad un’affermazione tanto audace. Presi fiato e continuai.
“Gli emo kid" dissi. "Sono arrivati da noi”.
Da qualche parte un lupo ululava alla luna. Un lampo squarciò il cielo, illuminando per un attimo il tetro androne.
Il Conte mi sembrò ancora più bianco di prima.



Nota al lettore dubbioso:

Questo post è il modesto contributo del sottoscritto ad un raffinato esperimento di metaletteratura informatica dell'assurdo a più mani ideato dal genio del Conte Nebbia. Più informazioni qui e qui.