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Nasce a Torino l'11 settembre del 1988 perché evidentemente il mondo non ne poteva più fare a meno. Dimostra subito una particolare predisposizione alle arti figurative, alla letteratura e alla modestia. In fanciullezza viene guardato con sospetto dagli altri bambini, turbati dal suo atteggiamento atipico: egli veste solo di nero, detesta il sole e l’estate, predilige le cupe atmosfere di Burton e Poe e quando guarda i film Disney tifa sempre per il cattivo. Crescendo sviluppa le sue peculiarità diventando un insopportabile cinico e misantropo snob. Il nostro eroe al momento si dedica al perfezionamento della propria istruzione, alla disinteressata produzione d’arte e alla lavorazione di un progetto destinato a cambiare il mondo come siamo abituati a conoscerlo.

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Parli di banalità ma non ti rendi conto che il tuo blog altro non è che una serie di argomentazioni che tutti gli "pseudointellettuali alternativi" sciolinano di continuo quando vogliono attaccare bottone?

Patetico, semplicemente patetico. Ci si nasconde dietro maschere di ironia, forse anche divertenti, ben costruite e assolutamente... non originali. [...] E poi come si fa a diventare cinici a 19 anni...

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martedì, 31 luglio 2007

Quello che i cartoni animati non dicono

ascolto: Dick Dale & His Del-Tones - Misirlou

Premessa
Dopo anni di duro addestramento sono arrivato al livello di Carogna Rispettabile, ovvero quel livello in cui le notizie di cronaca nera del telegiornale non fanno più né caldo né freddo, fosse il povero quattordicenne morto perché viaggiava in motorino senza casco per non rovinare la pettinatura vetero anni 80 e fare brutta figura all’obitorio o per il pitbull che ha aggiunto un nuovo pezzo alla sua collezione di facce di bambini pacioccosi che non tengono le manine a posto.

Detto questo
Non è possibile che ormai qualsiasi stracazzo di notizia di cronaca diventi una notizia choc.
Choccanti calciopoli, vallettopoli, i “furbetti del quartierino”; choccanti il delitto di Cogne, Lapo Elkann che va a trans, due studenti che ciulano durante l’autogestione, una mostra gay, un videogioco in cui – gosh – si uccidono degli aggregati di pixel. Ebbasta.

E lo sapete di chi è la colpa? La colpa è di quei mielosi cartoni animati che la televisione italiana trasmette da più di vent’anni. Loro e la loro disgustosa carrellata di buonismo e di filosofia “credi in te stesso e puoi fare qualsiasi cosa”. Danno una visione distorta della vita e dei suoi meccanismi, creano false speranze e portano inevitabilmente ad avere brutte sorprese nell’immediato futuro.
Cosa succederebbe se i cartoni rispecchiassero fedelmente la realtà?

Holly e Benji
Dopo essere stato venduto dal Barcellona ad una squadra di serie B del sud Italia, Holly Hutton diventa una gloria nazionale e ovunque vada gli vengono offerte pizze e dolci ipercalorici, che egli accetta con piacere. Dieci anni di coca e quaranta chili dopo, passa il tempo tra un infarto e l’altro facendo comparsate in qualche ignobile film di Neri Parenti.
Benji Price viene coinvolto nello scandalo di calciopoli, sorpreso da un fotografo di nome Fabritsu Koronayashi a offrire prestazioni sessuali ad un arbitro in cambio di favoritismi in campo.
E il Giappone col cazzo che vince i mondiali.

Scooby Doo
La Mistery Inc. froda vecchiette e malati terminali facendo credere loro di essere perseguitati da spiriti maligni o di avere il malocchio, per poi potergli vendere sale, rametti di edera e talismani made in Taiwan come rimedio. Denunciati e condannati per associazione a delinquere e truffa, dopo la scarcerazione si dividono: Fred Jones e Scooby Doo partecipano ad un talk show italiano diretto da Alba Parietti. L’intesa tra l’alano parlante e la conduttrice è fenomenale, peccato che il pubblico non riesca a capire niente di ciò che dicono entrambi. Daphne Blake sfonda nel mondo dello spettacolo interpretando il ruolo di una studentessa ammazzavampiri in una sit-com di successo; Velma Dinkley viene sfondata nel mondo del porno specializzandosi nel ruolo di segretaria perversa grazie ai suoi occhialini tondi e il look da scolaretta di Rignano.
Shaggy, rifugiatosi in Sudamerica per sfuggire alla giustizia, intraprende la carriera di cantante reggae e raggiunge un discreto successo con canzoni come “Boombastic” e “It wasn’t me”.

L’Uomo Tigre
Accantonato il codice bushido, Naoto Date manda definitivamente a fanculo la Tana delle Tigri e l’orfanotrofio e si dà alla bella vita, ingurgitando steroidi e centinaia di altre sostanze non meglio identificate, finché viene definitivamente stroncato da un’aspirina e trovato morto in una stanza d’albergo di Minneapolis. La sua dipartita sconvolge il mondo intero, e scatena un’epidemia di sticker commemorativi su internet che sottolineano quanto il suo fingere di spaccare le ossa ad altri energumeni unti e sudati sia stato ispirante ed eroico.

Dragonball
Scoperte le sue origini extraterrestri, il Vaticano sequestra Goku e lo appende fuori dalla finestra di piazza San Pietro alla fine di ogni Angelus come testimonianza del genio divino, mentre il figlio Gohan viene fatto recitare negli spot dell’8xmille, che a Benedetto XVI servono un nuovo paio di pantofole di coniglio mannaro tibetano vergine. Vegeta, trovatosi senza avversari, cambia mestiere diventando sponsor del Gel Indestructible della L’Oréal.

Kiss me Licia
Coronato il suo sogno d’amore con Mirko, Licia ha con lui due figli e viene raffigurata mentre partorisce nella tradizionale posa alla Pecorina da uno scultore sconosciuto. Dopo aver aspirato tutta la polvere di casa col naso, viene ricoverata in un centro di recupero per tossicodipendenti, dal quale fugge dopo appena ventiquattro ore per andare da Jean-Louis David e lanciare la moda dell’Auschwitz Haircut.
Satomi, affetto da violente turbe psichiche, si sottopone a numerosi interventi chirurgici per sembrare un po’ meno schifosamente giapponese e raggiungere il suo ideale di bellezza: lo Zio Tibia. In seguito viene processato per aver violentato Andrea, il fratello minorenne dell’ex rivale in amore, e il suo gatto Giuliano. Viene assolto per sufficienza di soldi.
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martedì, 24 luglio 2007

La dura realtà: gli emo non esistono

ascolto: REM - Shiny Happy People

Il vostro compagno di banco ha un lungo ciuffo nero che gli copre un occhio e curiosi scaldamuscoli a righe orizzontali sulle braccia?
Il vostro vicino di casa si mette l’ombretto nero e lo smalto prima delle undici di sera?
Avete mai sentito due adolescenti borchiati discutere su quale sia la migliore marca di lamette con cui tagliarsi le vene? No?
Lo credo bene, perché gli emokid non esistono.

Ne sentite parlare in continuazione su internet, ma non ne conoscete nessuno. Ne avete visti centinaia su myspace e Splinder, ma non ne avete mai incontrato uno in coda al supermercato, alla posta, al cimitero. Tutti dicono che in America ne è pieno, vostro cugino dice che una volta ne ha visto uno, ma voi no. Ma pensate che se credete all’esistenza di tante cose che nessuno ha mai visto – il vento, il campo elettrico, un comico di Colorado Café che fa ridere – esisteranno bene anche gli emo.

Questo è falso.

La prima volta che avete letto la parola emo probabilmente avrete pensato “WTF?” e sarete corsi su Wikipedia a cercare ulteriori informazioni, scoprendo che con il termine emo si contraddistingue un sottogenere della musica punk, e che nella sua interpretazione originale, il termine emo fu utilizzato per descrivere la musica di Washington DC della metà degli anni ottanta e le band associate ad essa.
No. Gli emo sono una leggenda metropolitana americana, come i coccodrilli nelle fogne di New York e il serial killer con l’uncino. Solo meno credibili. Sono stati creati dalla Converse dopo il crollo di vendite delle All Star degli anni 90, in accordo con la Virgin, che aveva qualche decina di gruppi con cantanti truccati alla Robert Smith che urlano in un microfono non perché siano arrabbiati con la vita ma perché non sanno cantare da piazzare sul mercato.
Gruppi i cui unici fan sono tra l’altro le famigerate quindicenni che scrivono fan fiction su Buffy the Vampire Slayer e la notte si addormentano piangendo perché non hanno i poteri magici.

Aiuta a portare a galla la verità, diffondi il verbo.


 foto: Fix Me!

lunedì, 16 luglio 2007

ZOMG U’r So HaWt WiTh ThAt MaGiC StIcK Up Ur AsS!!!1! ^^

ascolto: Eurythmics - Thorn in my Side


(Se hai trovato ques'immagine choccante, forse non avresti dovuto guardarla).

La conoscete la regola 34 di internet?
"If it exists, there’s porn of it".
In pratica, se una cosa esiste, qualcuno ne avrà ideato una variante pornografica. Libri, film, cartoni animati, serie tv, videogiochi: non esiste cosa abbastanza antierotica da non essere considerata estremamente arrapante da una ristretta cerchia di nerd psicotici.

Da questo principio primo sono nate negli anni 70 le prime fan fiction, storie scritte da ultratrentenni che non avevano mai superato lo stadio adolescenziale della Mono-ossessione Temporanea Nei Confronti Di Un Determinato Argomento, che ipotizzavano improbabili storie d’amore tra il capitano Kirk e il dottor Spock di Star Trek, o mega orgie dell’intero equipaggio dell’Enterprise con affascinanti e bluastre venusiane (nella speranza di non prendere qualche malattia del luogo).
Immaginiamo di sfogliare la mente di uno di questi individui come un libro. Beh, diciamo un opuscolo, anzi un depliant. Cosa leggeremmo?
"Ehi! Mi piace Star Trek, mi piacciono i porno, unisco le due cose e godo come un mandrillo!"
Discorso tipicamente americano, tra l'altro, quello di credere due cose buone se prese separatamente irresistibili insieme. È lo stesso ragionamento che ha portato in passato alla creazione di abomini come la pasta con la Nutella, le biondone anni 80 in bikini con un mitra in mano negli spot e un petroliere a capo degli Stati Uniti.

Con l’invenzione di internet, supremo amplificatore di tutte le stronzate concepibili dalla mente umana, questa pratica si è estesa come un’epidemia di peste – ma meno amabile – in ogni dove. E chi in Italia, oltre agli studenti di ingegneria con l’hobby della programmazione in C++ e dell’elfico*, poteva apprezzare codesta nuova forma d’arte? Ovviamente delle emo-goth-fanta-mangofile adolescenti che si credono dei premi nobel perché non venerano Tre Metri Sopra Il Cielo come la maggior parte delle coetanee e hanno sostituito ai Finley i Tokio Hotel, la rock-band tedesca il cui efebico cantante diciassettenne tenta di emulare David Bowie nei suoi anni d’oro ma ricorda più un Marilyn Manson ai tempi di Mechanical Animal. E questo non è un caso: che i canoni di bellezza, sia maschili che femminili, si stiano spostando verso l’androginia è un dato di fatto. Nelle fan fiction questa tendenza si riflette anche nel comportamento dei personaggi, che possono venire investiti in blocco da una devastante epidemia di omosessualità, dando vita a quelle che vengono chiamate slash fan fiction (yaoi in giapponese – da non confondersi con lo shota, che ne è la variante pedofila, o con qualsiasi altro termine astruso che probabilmente indica qualcosa di ancor più malato e perverso). Pare infatti che questi racconti costituiscano più del cinquanta per cento del totale, e che vengano scritte nella maggior parte dei casi da ragazze. La quasi totalità degli autori pare anche avere seri problemi con la propria lingua madre, ma questo è un altro discorso.
È dunque più facile trovare Sam e Frodo che consumano una lunga notte di passione a Mordor usando Gollum come jolly che non sapere di una placida ciulata tra Aragorn e Arwen in quel di Gran Burrone. Non che i film non suggeriscano tale eventualità, è solo che se Tolkien fosse vivo questa cosa lo ucciderebbe. Certo potrebbe andare peggio: potrebbero dilettarsi con qualche malata e perversa pratica giapponese come il guro.

La vittima preferita delle scrittrici di fanfiction sembra però essere Harry Potter, un po’ per l’esagerato numero di bacchette e manici di scopa all’interno della serie, un po’ perché Daniel Radcliffe se le va a cercare, prima decidendo di esordire a teatro montando a un cavallo, poi facendo un servizio fotografico vestito come il tipo sado-maso dei Village People.

Ed ecco fiorire in giro per la rete lacrimevoli romanzi d’amore in trentacinque capitoli in cui si alternano acute analisi psicologiche dei personaggi, riflesso in realtà dei complessi delle scrittrici che amano credere di essere rifiutate dai maschi a causa della loro omosessualità latente e non per il fatto di essere dei discreti scorfani con l’apparecchio, a scene di sesso estremo in cui viene fatto uso improprio dell’incantesimo Engorgio.

(Tutto ciò tuttavia impallidisce di fronte a pratiche giapponesi malate e perverse come il tentacle rape).



*Immaginiamo di sfogliare la mente di uno di questi individui come un volantino. Cosa leggeremmo?
"#include <string>

using namespace std;

class Message {
string subject_;
string from_;

public
:
Message(const string& subject, const string& from) :
subject_(subject), from_(from) {}
const string& subject() const { return subject_; }
const string& from() const { return from_; }
};
Hey! Mi piace Il Signore degli Anelli, mi piacciono i porno, unisco le due cose e godo come un pc con su installato Linux!
const long double PI = 3.1415926535897932384626433832795028841971693993751 ;"
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